OVUNQUE VAI LASCIA PROFUMO

 


 

Tragicommedia in salsa metateatrale.

 

Dopo una furente litigata davanti al pubblico, due persone o forse una, due facce della stessa medaglia, sono costrette ad affrontare le proprie fragilità, individuali e relazionali, per portare a termine lo spettacolo che stanno mettendo in scena.

 

 

Ovunque Vai Lascia Profumo indaga la relazione intesa come legame, vincolo, ma anche opportunità e motore del cambiamento. La ricerca personale passa dall’altro, conosciuto o sconosciuto che sia, riflettendo fragilità, limiti e ignoranza. Ma è anche fonte di ricchezza, poiché ci pone in dialettica con noi stessi e con il mondo esterno.

 

La costruzione e affermazione della propria identità, la solitudine, il perdono, le controverse dinamiche relazionali, la cultura come simulacro, la poesia e il canto come possibili ancore di salvezza, sono solo alcuni dei temi principali incarnati da Irma (Chiara Cardea) e Nora (Silvia Mercuriati).

 

L’uso di un linguaggio brillante, comico e pungente ha lo scopo di coinvolgere lo spettatore accompagnandolo in uno spazio intimo, uno sguardo difficile da sostenere, cosicché ognuno possa rispecchiarsi identificandosi con l’evoluzioni emotive dei personaggi o scegliendo di osservarle da una prospettiva più distaccata, o ancora, passando tra un polo e l’altro.

 

La struttura registica dello spettacolo è incernierata sulle variazioni di ritmo e sull’uso di specifici registri interpretativi, inseriti in una grammatica in cui il pop si accompagna al classico ed il turpiloquio ha la stessa dignità simbolica della poesia. La pièce, infatti, muove da una recitazione smaccatamente teatralizzata, fino a divenire, via via scremandosi, cinematografica. Scena, luci e oggetti luminosi, progettati e realizzati da Davide Rigodanza, sono in costante dialogo con il percorso emotivo di Irma e Nora, così come il mutare degli estrosi costumi confezionati da Daniele Cristina, diventa racconto e costruzione dei personaggi.
L’esigenza di funzionalità ed unicità delle due protagoniste si riflette nell’artigianalità dei vari elementi della messa in scena, abbracciando così anche il processo drammaturgico che, grazie all’incisivo apporto di Alberto Maronna, attinge a piene mani dall’antica tecnica latina del “labor limae”. 

 

Il teatro stesso, diviene media ideale per descrivere il difficile percorso di graduale sottrazione di ogni orpello e maschera, messo in atto da Irma e Nora.

 

 

 

 

regia e drammaturgia

Chiara Cardea

assistente alla drammaturgia

Alberto Maronna

con

Chiara Cardea e Silvia Mercuriati

scene e luci

Davide Rigodanza

costumi

Daniele Cristina

sguardo esterno

Cristina Ki Casini, Roberta Pibiri

foto e video

Sara D'Incalci

ufficio stampa

Francesca Romanini

 

produzione

Cardea/Mercuriati

produzione esecutiva

Progetto Zoran

residenza artistica

Unione Culturale Franco Antonicelli

con il contributo di

Citta di Torino, Torino Arti Performative

 

 

 

 

 

 

Rassegna stampa

preview - dicembre 2021


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